di Dott.ssa Sara Gentili

Mente e corpo non possono esser viste come due unità distinte e separate: si influenzano difatto costantemente e vicendevolmente.
La pratica del Training Autogeno, è una tra le tecniche di auto-distensione più conosciute al mondo, utile in particolare ad incrementare il benessere delle persone quando l’unità psiche-soma si trova in una condizione di disequilibrio.
Nasce tra gli anni ’20 e gli anni ’30, grazie agli studi dello psichiatra psicoterapeuta tedesco Johannes H.Schultz, a partire dalle tecniche ipnotiche e autoipnotiche e dalle ricerche sul sonno: Schultz mise a punto una tecnica che, a differenza delle precedenti metodiche, attribuiva al soggetto un ruolo molto più attivo ed indipendente dal terapista nel raggiungimento dello stato di rilassamento.
Il termine, infatti, significa proprio “allenamento (training) che si genera da sé (autogeno)”. Il principio dell’autogenicità sta nel fatto che la persona, ripetendo con costanza gli esercizi, riuscirà a sperimentarne da solo gli effetti sul proprio corpo e sulla propria mente.
Obiettivo del Training Autogeno è dunque quello di permettere progressivamente il realizzarsi di spontanee modificazioni di funzioni involontarie che fanno capo ai vari sistemi organici, come la muscolatura, il sistema cardiovascolare e neurovegetativo, l’apparato respiratorio: il cambiamento psicofisiologico ottenuto prende il nome di commutazione autogena.
Condizioni di stress o stati di allerta, ansia e tensione, generano una disregolazione del sistema nervoso autonomo: l’apprendimento e la pratica costante degli esercizi del Training autogeno permettono di ripristinare il corretto equilibrio di tali sistemi: in sostanza il Training Autogeno non solo regola l’attività di singoli apparati, ma riesce anche, grazie ad un gioco di influenze reciproche, ad indurre uno stato di distensione che coinvolge l’intero organismo, sia a livello psicologico che fisico.

Quali i benefici del Training Autogeno?
– Rilassamento, riduzione dello stress, autoinduzione di uno stato di calma;
– L’abbassamento dello stato d’ansia generalizzato;
– Autoregolazione di funzioni corporee involontarie;
– Recupero più rapido di energie fisiche e psichiche;
– Potenziamento delle prestazioni psicofisiche;
– Miglioramento delle capacità mnesiche;
– Autodeterminazione;
– Introspezione e autocontrollo di fronte ad eventi stressanti

Ambiti applicativi
In ambito clinico è particolarmente indicato per tutte quelle condizioni stress-correlate, nel trattamento di molti disturbi che hanno carattere psicosomatico come gastrite, cefalea vasomotoria, balbuzie, colon irritabile, stipsi, tachicardia, tic, eczemi (Sutera, 2002), nella gestione dell’ansia, nella gestione degli attacchi di panico, per le problematiche legate all’insonnia, nei disturbi della sfera sessuale dove le componenti ansiogene o muscolo-tensive giocano un ruolo di rilievo.
Nell’ambito non clinico è largamente utilizzato in ambito scolastico o lavorativo per il miglioramento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria, delle performance. Molto utile anche in ambito sportivo, grazie a questa tecnica si ottengono migliori prestazioni sportive, maggiore resistenza fisica e un più rapido recupero delle energie. Hoffmann (1980) parla di Training Autogeno come “doping psichico naturale e consentito” per il miglioramento delle prestazioni sportive.

Gli esercizi del ciclo inferiore
Gli esercizi del ciclo inferiore sono sei (peso, calore, cuore, respiro, plesso solare, fronte fresca), preceduti da un apprendimento al rilassamento e seguito dagli esercizi della ripresa, piccoli e lenti movimenti del corpo che consentono di tornare allo stato di veglia.
L’apprendimento di ogni esercizio è propedeutico all’apprendimento del successivo, scandito da una sequenza che in linea di massima non dovrebbe essere modificata (se non per piccole eccezioni).

Controindicazioni alla pratica del training autogeno
Pur essendo estremamente versatile il training autogeno non è adatto a tutti, è infatti fortemente sconsigliato in caso di disturbi psichiatrici come gravi forme del disturbo ossessivo-compulsivo, grave ipocondria, grave depressione, psicosi e di patologie organiche come in caso di minaccia di infarto o infarti negli ultimi 6 mesi, insufficienza cardiaca, ipotensione, diabete grave.

Come si può apprendere la tecnica?
Gli esercizi del ciclo inferiore possono essere insegnati da tutti coloro acquisiscono una formazione sul Training Autogeno, senza la necessità di appartenere ad una specifica categoria professionale.
Il percorso di Training Autogeno, invece, può esser intrapreso partecipando a corsi individuali o di gruppo, sia in presenza dell’operatore in stanza che online.

Bibliografia
Hoffmann, B.H. (1980). Manuale di Training Autogeno. Roma, Astrolabio.
Shultz, J.H. (2004). Training autogeno. Vol. I Esercizi inferiori. Feltrinelli editore.
Sutera (2002). Il Training Autogeno. La Goliardica Pavese, PV.

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